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LE STORIE NEGLI OCCHI

È iniziato tutto con una telefonata a Chiara, editor del Il Battello a Vapore.
– Sai, Chiara, vivo nel pieno della zona terremotata. Ci sono molti problemi nelle scuole e alcune hanno perso le loro biblioteche. Possiamo fare qualcosa?
– A quale indirizzo ti mando i libri?

Così… senza un perché o un percome, un vediamo, un ne parlerò con chi di dovere.
Così è, quando si lavora con persone meravigliose.

Qualche giorno fa sono andato alla scuola De Magistris di Caldarola, una scuola che non c’è più. Infatti ora i ragazzi sono ospitati in un edificio della zona industriale. Nelle aule, ricavate alla bell’e meglio, la vita va avanti, fuori un po’ meno. Ma da queste parti non siamo gente che si lamenta anche se alcuni dei ragazzi, oltre a non avere più una scuola, non ha più neanche una casa.
Arrivo con i miei tre scatoloni traboccanti di libri. Un bel peso, lo ammetto. Un peso che dà soddisfazione però. Che ti fa sentire parte di qualcosa.
Entrando, ciò che noto sono gli sguardi rivolti a quelle scatole e ai libri che contengono, neanche fossero tanti Graal fatti di carta. Che poi a dire il vero è così perché un libro è sempre qualcosa di sacro, a suo modo.

– Sapete perché sono qui? – chiedo.
– Ci hai portato i libri! – rispondono tutti insieme, le voci che sembrano uno scroscio di pioggia estiva, tanto sono eccitate.
– No –. Pausa, attimi di confusione. – Vi ho portato delle storie.

Risate, facce che si rilassano, come a dire: “Ce l’avevi quasi fatta, furbastro”.
E via senza sosta, perché con i ragazzi è così: accendi la miccia e partono, una deflagrazione di domande, gioia, curiosità e mille altre cose. Tutte buone. Tutte sane. E qualcuno ancora mi chiede se io non mi senta sminuito nello scrivere storie per ragazzi dopo tanti altri libri.
Mettetevi l’anima in pace… No, perché scrivo ciò che mi riempie.
Abbiamo parlato di idee, di scrittura, di come si “fa” un libro, di come lo si pensa, delle storie che preferiscono e di quelle che scriverebbero loro. Senza pause, senza limitazioni, a ruota libera. Ne hanno approfittato, bravi, del resto ero lì per quello, e i libri la chiave per far emergere le loro curiosità e fantasie. Un pozzo bello ampio, bello profondo, come dev’essere a quell’età.
Per giornate così ci sarebbero tanti grazie, ma tre voglio spenderli per la Dirigente Scolastica, Fabiola Scagnetti, e per le insegnanti Annalisa Cicconi e Simona Ciccotti, che si sono prestate al gioco e hanno lasciato i ragazzi e le ragazze liberi di sfogarsi. Non è stata una ”lezione”, ma credo quella scolaresca vociante e interessata abbia comunque appreso qualcosa. Certo non per merito mio, che sono stato solo il tramite.
Quando sono uscito, un’immagine mi è rimasta in mente, bella vivida, senza spigoli o ruvidezze. La stessa che sento di avere quando inizio un nuovo romanzo, o ne termino uno; quando un bambino mi manda la foto di un mio libro che sta leggendo, o una mamma mi racconta che è piaciuto tanto anche a lei.

Tutti avevano storie negli occhi.
Ve ne ruberò un po’.