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Considero quella della biografia la pagina più noiosa da leggere. Non posso farci nulla: dopo cinque righe di date, luoghi, lavori e pubblicazioni, di solito mollo lì. Quindi me la caverò con un laconico: scrivo meno di quanto vorrei, leggo ogni volta che posso e ho pubblicato un po’ di cose. Ecco tutto.
Poi ci sono le note a margine, per chi ne avesse voglia.

Fu “Cosmolinea-B2” di Frederick Brown a farmi venire l’idea della macchina da scrivere. Indegnamente, aggiungo, ma in quegli anni ancora si era capaci di accorgersene e internet, zeppo di amici pronti a dirci quanto eravamo bravi, non esisteva, e col senno di poi penso sia stato meglio così.
Da lì in avanti molto lo devo a Lino Aldani per la prima possibilità offertami, a Franco Forte per la gavetta (roba che adesso non si usa più) e a Vittorio Curtoni per i consigli e l’amicizia. Magari non sono riusciti a farmi scrivere bene, ma un po’ meglio degli inizi lo spero.
Scrivo nel silenzio (di mattina se posso), altrimenti non ne sarei capace dato che mi distraggo con facilità. Chi insegue immagini da film e crede che senza musica, di giorno, col posacenere vuoto, privi di una giusta dose di alcol in corpo 

e senza un briciolo di aria maledetta non sia possibile scrivere, è servito.

Quando la voglia di scrivere manca, vado a praticare judo; di solito poi torna. Se non funziona, l’alternativa è una cena con la Carboneria Letteraria, associazione di cui mi onoro di far parte.

Il mio sport preferito è il football americano. Tifo per i New York Giants, per la precisione e occasionalmente ne scrivo su Inside Big Blue. Non è una notizia fondamentale, ma ci tenevo comunque.

Non ho mai creduto nell’ispirazione a 360° e nel talento narrativo come deus ex machina; molto di più nella curiosità per il quotidiano e nel mestiere che si apprende pagina dopo pagina (apprendimento che dopo un milione di pagine ancora prosegue, facciamocene una ragione). Mi spiace per chi si aspettasse qualche pensiero più suggestivo o romantico, ma la scrittura per me è questo: non un’esigenza da anime dilaniate, quanto un piacere puro e semplice. Trovo che raccontare una storia sia un’arte bellissima se fatta col piacere di cui sopra e nel miglior modo possibile.
A volte riesce, altre meno. In entrambi i casi si apprende qualcosa in più.

 

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